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Monreale, la 'nona' di Bruckner e il Te deum

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La settimana di musica sacra nel percorso arabo-normanno Unesco comincia martedì 12 dicembre alle 21 nella straordinaria cornice del duomo di Monreale con una monumentale opera che vedrà l'impegno dell'Orchestra Sinfonica Siciliana e del Coro del Teatro Massimo. Oltre all'ultima sinfonia di Bruckner, sarà proposto il "Te deum", di rara esecuzione. Sul podio, l'israeliano Lior Shambadal

Palermo 11 dicembre 2017 - Fatale anche a Bruckner la Nona sinfonia. Il compositore si dedicò quasi esclusivamente a questo genere di composizione e non riuscì mai a vederla eseguita perché morì anzitempo. E' con questa sinfonia che martedì 12 dicembre alle 21 a Monreale si inaugura la Settimana di musica sacra nel percorso arabo-normanno Unesco. Un'apertura spettacolare che vedrà impegnati l'Orchestra Sinfonica Siciliana e il Coro del Teatro Massimo. Oltre all'ultima sinfonia di Bruckner, sarà proposto il Te Deum in do maggiore per soli, coro misto a quattro voci, orchestra e organo, di rara esecuzione. Sul podio, l'israeliano Lior Shambadal, maestro del Coro, Piero Monti. Voci soliste: Arminia Priebe (soprano), Loredana Megna (contralto), Roman Payer (tenore), Thomas Faulkner (basso).

La Sinfonia n.9 sarà proposta, ma senza il Te deum, il 13 dicembre alle 21 al Duomo di Cefalù e il 14 dicembre alle 21 alla cattedrale di Palermo. La Settimana di musica sacra da quest'anno e per altre due edizioni si terrà nei monumenti del percorso arabo normanno Unesco, grazie a un contributo dell'Assessorato regionale dei beni culturali e dell'identità siciliana. Il consegnatario dei beni è il Centro regionale per il restauro. I monumenti sono il duomo di Monreale, la cattedrale di Palermo, il duomo di Cefalù, la Zisa, la Cuba.

La Sinfonia n.9 in re minore. (Durata: 63'). Bruckner compose i primi tre tempi della Nona tra il 1889 e il 1894, su abbozzi risalenti al 1887. Abbozzi per il Finale, la cui consistenza è largamente lacunosa se non approssimativa, sono databili dal 1894 al 1896, anno della morte. Teoricamente, anche considerando la lentezza con cui Bruckner componeva, non sarebbe mancato il tempo per dare una conclusione alla Sinfonia, ed è certo che l'autore vi pensasse. Di fatto, non lo fece, o non visse abbastanza a lungo per farlo. Furono anni molto difficili e penosi questi ultimi per Bruckner che continuò a insegnare all'Università e si pensionò invece da organista di corte dell'imperatore. Il compositore spirò nel 1896 proprio dopo una prova al pianoforte, nel tentativo di concludere la Nona Sinfonia. La Sinfonia, fu eseguita postuma a Vienna l'11 febbraio 1903, sul podio Ferdinand Löwe che aveva approntato una revisione dei primi tre movimenti, fu ripresa nella versione originale rivista questa volta da Robert Haas, sotto la direzione di Siegmund von Hausegger a Monaco il 2 aprile 1932. Il Finale, ricostruito nel 1986 da Nicola Samale e Giuseppe Mazzucca sulla base degli appunti lasciati da Bruckner, fu eseguito per la prima volta da solo nel mese di gennaio del 1986 dall'Orchestra Sinfonica della Radio di Francoforte diretta da Eliahu Lubal. La Sinfonia è così strutturata: Feierlich (Solenne), Misterioso; Scherzo: Bewegt, Lebhaft, Trio, Schnell (Mosso, vivace, Trio, presto); Adagio, Sehr langsam, feierlich.

Il Te Deum per soli, coro e orchestra (Durata: 24'). Bruckner compose in parte il suo Te Deum nel 1881 e lo riprese tre anni dopo, quando si avviava alla conclusione della Sinfonia n. 7, concludendolo nel marzo del 1884. L'opera fu eseguita in forma cameristica al Musikverein di Vienna il 2 maggio di quello stesso anno; l'esecuzione con l'orchestra si ebbe nel gennaio del 1886. Bruckner dà vita nel Te Deum a una passionalità monumentale, a una religiosità travolgente che anticipa atteggiamenti creativi del primo Novecento. Sul frontespizio della partitura oltre alla definizione classica «per soli, coro, orchestra e organo, Bruckner indicò che l'opera era anche «per le lingue degli angeli, dei benedetti, dei puri di cuore e per le anime purificate nel fuoco». L'antico Inno in lode di Dio è diviso nei seguenti movimenti: Te Deum laudamus; Te ergo quaesumus: Aeterna fac cum Sanctis; Salvum fac populum; In Te Domine speravi;Non confundar.

Lior Shambadal. E nato a Tel Aviv dove ha studiato viola, trombone, composizione (con Sergiu Natra) e direzione d'orchestra. I suoi studi lo hanno portato al Mozarteum di Salisburgo dove ha lavorato con Carl Melles. Dopo il suo trasferimento a Vienna, Shambadal ha studiato con acclamati direttori come Hans Swarowskj, Carlo Maria Giulini, Igor Merkevitch, Sergiu Celibidache e Franco Ferrara. Shambadal è stato anche direttore principale dell'Orchestra Sinfonica RTV a Ljubliana, Slovenia, dal 2000 al 2003 e compositore prolifico: ha scritto musica da camera, sinfonie e anche songs. Dal 1997 Shambadal è direttore principale dei Berliner Symphoniker, che ha diretto in più di 150 concerti nella celebre Philarmonie; ha diretto l'orchestra anche in centinaia di concerti in Giappone, Cina, Corea, Italia, Spagna, Irlanda, Inghilterra, Francia e Germania. Nel 2009 è stato nominato direttore musicale dell'Orchestra Filarmonica de Bogota (OFB) – una delle più importanti orchestre dell'America del Sud.

INGRESSO LIBERO IN TUTTE LE SEDI DELLA SETTIMANA E PER TUTTI GLI EVENTI

Info: www.orchestrasinfonicasiciliana.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Lior Shambadal, direttore

shambadalE' nato a Tel Aviv dove ha studiato viola, trombone, composizione (con Sergiu Natra) e direzione d'orchestra. I suoi studi lo hanno portato al Mozarteum di Salisburgo dove ha lavorato con Carl Melles. Dopo il suo trasferimento a Vienna, Shambadal ha studiato con acclamati direttori come Hans Swarowskj, Carlo Maria Giulini, Igor Merkevitch, Sergiu Celibidache e Franco Ferrara. Shambadal ha esteso i suoi studi anche verso la musica elettronica (a Vienna) e la composizione (ha studiato con Witold Lutoslawski in Francia). Nel 1980 è stato nominato direttore principale dell'Orchestra Sinfonica di Haifa. Dal 1986 al 1993, ha diretto la Kibbutz Chamber Orchestra a Tel Aviv, con la quale si è esibito in numerose tournée in Europa ed è stato il fondatore dell'ensemble Musica Nova a Tel Aviv. Shambadal è stato anche direttore principale dell'Orchestra Sinfonica RTV a Ljubliana, Slovenia, dal 2000 al 2003.

Per molti anni, Shambadal è stato un compositore prolifico: ha scritto musica da camera, sinfonie e anche songs. Alcuni dei suoi lavori sono stati commissionati da importanti orchestre come la Israel Philarmonic Orchestra e le sue composizioni continuano ad essere eseguite in tutto il mondo. É protagonista di un lungo elenco di incisioni e di apparizioni televisive che hanno contribuito al suo riconoscimento internazionale.

Direttore d'orchestra israeliano, Lior Shambadal ha una carriera attiva sia come direttore artistico che come direttore ospite, sia di orchestre che di teatri d'opera, in Europa, Cina, Giappone, Corea e Sud America.

Dal 1997 Shambadal è direttore principale dei Berliner Symphoniker, che ha diretto in più di 150 concerti nella celebre Philarmonie; ha diretto l'orchestra anche in centinaia di concerti in Giappone, Cina, Corea, Italia, Spagna, Irlanda, Inghilterra, Francia e Germania.

Nel 2009 è stato nominato direttore musicale dell'Orchestra Filarmonica de Bogota (OFB) – una delle più importanti orchestre dell'America del Sud. Dal 2008 Shambadal è direttore ospite principale dell'Orchestra Sinfonica Liepaja a Latria, nonché professore ospite e direttore ospite principale dell'Orchestra Sinfonica del Conservatorio della provincia cinese del Sichuan. Conduce master classes per direttori e sessioni di formazione per orchestra. Dal 2007 Shambadal è artista ospite permanente del programma di formazione d'orchestra al Banff Centre in Canada. Lior Shambadal è anche impegnato nel supporto di giovani artisti finanziando dal 2008 borse di studio. Ugualmente a suo agio nel dirigere l'opera, Shambadal è stato direttore musicale del Pfalztheater a Kaiserslautern, in Germania, dal 1993 al 2000, dove ha diretto più di 600 rappresentazioni e ha partecipato all'inaugurazione del nuovo teatro. Ha anche diretto all'Opera Ontario in Canada e diverse produzioni operistiche in Israele.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Joseph Anton Bruckner

(Ansfelden, Linz, 1824 – Vienna 1896)

Sinfonia n. 9 in re minore

Feierlich (Solenne), Misterioso

Scherzo: Bewegt, Lebhaft, Trio, Schnell (Mosso, vivace, Trio, presto)

Adagio, Sehr langsam, feierlich

Durata: 60'

La composizione della Nona sinfonia, che, iniziata nel 1889, fu completata solo nei primi tre movimenti, coincise con gli ultimi anni di vita di Bruckner segnati dalla solitudine e da un progressivo declino ai quali sembrano sottrarlo sia alcune prime esecuzioni di sue composizioni sempre accolte in modo trionfale sia alcuni nuovi amori come quello per Karoline, figlia di Josephine Lang, una sua vecchia fiamma di 25 anni prima, che avrebbe voluto sposarlo, ma che, però, si rifiutò di convertirsi al cattolicesimo, o quello per Adele, figlia quest'ultima di un decoratore, nota come la dama velata ai suoi funerali. Nonostante ciò l'acuirsi di alcuni problemi nervosi costrinsero il compositore, nell'autunno del 1890, a chiedere all'imperatore di essere pensionato come organista di corte e un congedo di sei mesi per malattia al Conservatorio che il 15 gennaio gli conferì una pensione. Altri onori pubblici, come la nomina di dottore Honoris Causa all'Università di Vienna il 7 novembre 1891 regalano qualche momento di gioia negli ultimi difficili anni di vita del compositore che, quasi presago della vicina morte, è preso dall'affannosa volontà di portare a termine la sua Nona sinfonia. Negli ultimi tre anni di vita si aggravò lo stato di salute di Bruckner che, nonostante tutto, il 29 ottobre 1894 riprese i suoi corsi all'Università in condizioni drammatiche, come ricordato da un suo studente:

"Sostenuto dalla domestica Kathi e da un allievo, Bruckner salì penosamente il grande scalone arrestandosi più d'una volta. Gli studenti lo attendevano, rispettosi e trepidi, davanti alla porta dell'aula. Quando si tolse il mantello... furono evidenti le tracce della malattia. Era molto invecchiato, la bocca infossata... il naso assumeva nel viso smagrito un'evidenza inconsueta. Lo sguardo non aveva tuttavia perso nulla del suo fuoco, del suo spirito, della sua espressione di bontà. «Se soltanto potessi respirare, che uomo sarei» esclamò. I piedi e il ventre erano molto enfiati: «Meglio avere acqua nel ventre che nella testa», sbottò ridendo. Cominciando il corso la sala lo acclamò: «Miei cari amici, voi sapete che in questo mondo non ho che voi e la composizione».

Nonostante le precarie condizioni fisiche Bruckner continuò a comporre e il 30 novembre completò l'Adagio e iniziò il Finale della Nona e la sera di Natale si sedette per l'ultima volta all'organo a Klosternburg concludendo la sua esibizione con una nota falsa essendogli scivolato il piede sulla pedaliera. L'11 ottobre 1896, proprio, mentre, seduto al pianoforte, stava lavorando al Finale della Nona, sente un forte brivido, chiede del tè caldo, si mette a letto e muore, senza riuscire a completare questo suo ultimo lavoro sinfonico. La Sinfonia, che venne eseguita postuma a Vienna l'11 febbraio 1903 sotto la direzione di Ferdinand Löwe che aveva approntato una revisione dei primi tre movimenti, fu ripresa nella versione originale rivista questa volta da Robert Haas, sotto la direzione di Siegmund von Hausegger a Monaco il 2 aprile 1932. Il Finale, ricostruito nel 1986 da Nicola Samale e Giuseppe Mazzucca sulla base degli appunti lasciati da Bruckner, fu eseguito per la prima volta da solo nel mese di gennaio del 1986 dall'Orchestra Sinfonica della Radio di Francoforte diretta da Eliahu Lubal.

Sin dai primi abbozzi risalenti al 1887, appare evidente l'intenzione di Bruckner di costruire, sul modello degli ultimi lavori di Schubert e di Beethoven, al quale il compositore si richiamò anche nella scelta della tonalità di re minore, un grande lavoro sinfonico denso di significati e degna della dedica fervida e sincera al Buon Dio. Il primo movimento, Feierlich (Solenne), Misterioso, di questa sinfonia, monumentale sia nell'organico che nelle proporzioni, ha una struttura plurimotivica con il primo tema che, come accade spesso nei lavori sinfonici di Bruckner, nasce a poco a poco su un tremolo degli archi, a cui è, invece, affidato il cantabile secondo tema. Estremamente raffinato dal punto di vista contrappuntistico è lo sviluppo, mentre due corali precedono la coda del movimento.

Il secondo movimento, Scherzo, è un tragico Ländler aperto da un tema in pizzicato degli archi a cui si contrappone una sezione in fortissimo a cui partecipa l'intera orchestra raggiunta dopo un crescendo. Di carattere danzante è anche il Trio, del quale sono protagonisti i violini primi con un tema brillante eseguito in uno staccato spiccato e a un ritmo veloce quanto quello dello scherzo. Protagonisti dell'Adagio, ultimo movimento completato da Bruckner e autentico congedo dalla vita, sono ancora i violini che in apertura descrivono un arco melodico particolarmente ampio e frastagliato; questo movimento è in realtà un caleidoscopio delle possibilità tecniche ed espressive della scrittura di Bruckner con intense armonie che ricordano i cromatismi del Tristano, con squilli di trombe e con i corali di tube tipici dello stile del compositore austriaco.


Te Deum in do maggiore per soli, coro misto a quattro voci, orchestra e organo

Te Deum Laudamus (Allegro moderato)

Te ergo (Moderato)

Aeterna fac (Allegro moderato)

Salvum fac (Moderato)

In te Domine speravi (Mässig bewegt, Moderatamente mosso)

Non confundar (Allegro moderato)

Durata: 24'

Composto di getto tra il 10 e il 17 maggio 1881, il Te Deum fu redatto in una prima versione intorno al 1883 e, in seguito, rivisto tra il 1883 e il 1894. In quel periodo Bruckner aveva, finalmente, colto i suoi primi importanti successi e la sua musica cominciava ad essere apprezzata anche a Vienna tanto che Hanslick, suo noto avversario e strenuo sostenitore di Brahms, aveva scritto dopo l'esecuzione del Quintetto di Bruckner il 26 febbraio 1885

"Bruckner è recentemente venuto di moda, cosa che concedo di cuore alla modestia alla modestia dell'artista rimasto per lungo tempo nell'ombra, anche se dal canto mio non posso andare con la moda. Dal punto di vista psicologico resta un enigma come quest'uomo, che è il più tranquillo e pacifico del mondo – non è neanche più giovane – quando compone diventi un anarchico che sacrifica senza pietà tutto quello che si chiama logica e chiarezza, unità della forma e tonalità. La sua musica si innalza come un'informe, infuocata colonna di fumo... Non mancano scintille geniali, anche in parti di una certa lunghezza che... arbitrariamente si connettono a discorsi piatti, confusi, sconclusionati. Ci si chiede allora se quel che risulta è un'opera d'arte".

Dopo la prima esecuzione del Te Deum, avvenuta a Vienna il 10 gennaio 1886 sotto la direzione di Hans Richter, anche Hanslick sembrò apparentemente ricredersi, anche se nel suo giudizio non si può non leggere tra le righe una velata critica: "Comparato ad altre opere di Bruckner il Te Deum appare evidentemente più chiaro e convincente, di alta logica e di grande unità".

Effettivamente l'unità, riscontrata da Hanslick in questa sua recensione, è una delle caratteristiche fondamentali di questa composizione che, pur essendo stata sottoposta a diverse revisioni, non ha mai perso quella fondamentale unità d'ispirazione appunto, che hanno le opere concepite di getto e in unico slancio entusiastico. In questa pagina, il cui organico imponente è arricchito dalla presenza dell'organo usato in funzione di pedale, si avverte la fede sincera di Bruckner attraverso una scrittura di carattere grandioso che caratterizza già la pagina iniziale. Qui un ostinato disegno degli archi accompagna il coro che in una scrittura accordale accompagna le parole Te Deum laudamus. A questa pagina grandiosa si contrappone l'intimo lirismo di Te ergo quaesumus, un'aria per tenore nella quale interviene il violino solista al quali sono affidati dei disegni decorativi nello stile del tardo-barocco dell'abbazia di Sankt Florian alla quale Bruckner era rimasto sempre legato fin da quando da giovane era stato organista titolare. Nei due brani successivi Aeterna Fac e Salvum fac si ripropone lo stesso equilibrio tra una scrittura che riprende il ritmo martellante del brano iniziale nel primo e l'espansione lirica nel secondo. Protagonista del Salvum fac è stavolta il contralto al quale si unisce come in Te ergo quaesumus il violino solista. La perizia contrappuntistica di Bruckner trova uno dei suoi momenti più alti nel brano successivo, In te Domine speravi, una fuga a due soggetti estremamente ardita dal punto di vista armonico con un sapiente uso dell'enarmonia. Una pagina grandiosa è il Finale Non confundar che Bruckner avrebbe voluto inserire nel Finale della sua incompiuta Nona sinfonia, dove nell'ultimo foglio del manoscritto si legge il disegno iniziale di questo Te Deum a suggellare così una produzione musicale tutta dedicata alla lode di Dio come l'anima di questo grande artista.

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