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Milenkovich, un violino per Brahms e l'Eroica di Beethoven

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Sul palcoscenico del Politeama Garibaldi il 16 marzo il violinista serbo Stefan Milenkovich proporrà uno dei concerti per violino e orchestra più famosi. In programma anche la Sinfonia n.3 di Ludwig van Beethoven, l'Eroica. L'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta dall'australiano Daniel Smith. Si replica sabato 17 marzo

Palermo, 14 marzo 2018 - Il violinista Stefan Milenkovich, è il protagonista del concerto del 16 marzo alle ore 21 al Politeama Garibaldi, con l'Orchestra Sinfonica Siciliana diretta dall'australiano Daniel Smith. Sarà proposto uno dei concerti per violino e orchestra più famosi, Johannes Brahms (1833-1897), Concerto in re magg. Op. 77 per violino e orchestra. In programma, anche Ludwig van Beethoven (1770-1827), Sinfonia n.3 in mi bem. Magg. Op. 55 ("Eroica"). La replica del concerto sabato 17 marzo alle ore 17,30.

Il Concerto per violino op. 77. In principio Brahms avrebbe voluto coinvolgere il violinista Joseph Joachim, con cui strinse amicizia in gioventù. Brahms corrispondeva con Joachim ironicamente, indossando i panni del discepolo. Brahms del resto aveva iniziato la sua carriera da pianista, come accompagnatore di virtuosi violinisti proprio come Joachim, cui alla fine fu dedicato il concerto. Il Concerto per violino prese forma nel 1878 a Pörtschach am Wörther See, un villaggio della Carinzia nel quale Brahms era solito trascorrere lunghi periodi. Era stato proprio Joachim a esortare Brahms ad andare avanti nella composizione, dopo aver visto la stesura della prima parte. Joachim, contraddicendo molti altri autori piuttosto scettici e che ritenevano le parti di difficile esecuzione, scrisse che alcuni passi erano «violinisticamente molto originali». Non a caso il Concerto per violino è oggi considerato come una delle composizioni più riuscite di Johannes Brahms e rappresenta uno dei concerti per violino più famosi nella storia della musica. La prima esecuzione avvenne a Lipsia, il 1º gennaio 1879, eseguita dallo stesso Joachim, con l'Orchestra del Gewandhaus diretta dallo stesso Brahms. Diverse modifiche furono fatte dalla prima stesura dell'opera, fino alla pubblicazione da parte di Fritz Simrock, avvenuta sempre nello stesso anno. Il concerto è diviso nei seguenti movimenti: Allegro ma non troppo; Adagio; Allegro giocoso. Alle prime esecuzioni il Concerto apparve sicuramente piuttosto difficile sia a causa dell'ampiezza della sua concezione, sia per il linguaggio rigoroso adottato. Il Concerto fu accolto freddamente dalla critica e con commenti vari: il direttore Hans von Bülow affermò che non si trattava di un lavoro per il violino, ma piuttosto "contro il violino". Henryk Wieniawski lo definì un'opera "insuonabile". Il violinista spagnolo Pablo de Sarasate si rifiutò di suonarla, ma non a causa della sua difficoltà. Tchaikovsky ebbe a dire in merito al concerto: « Il Concerto per violino di Brahms mi è piaciuto poco, come tutto il resto che ha scritto. È certamente un grande musicista, persino un maestro, ma possiede più tecnica che ispirazione." (Durata: 37')

La Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Op. 55. La Sinfonia, detta "Eroica", fu composta da Ludwig van Beethoven fra il 1802 e 1804. Fu eseguita in forma privata il 3 gennaio 1805. Pochi mesi dopo, il 7 aprile del 1805 fu lo stesso Beethoven a dirigerla pubblicamente al Theater an der Wien. E' divisanei seguenti movimenti: Allegro con brio; Marcia funebre (Adagio assai); Scherzo (Allegro vivace);Finale (Allegro molto). Per la dedica, inizialmente Beethoven stava pensando al console Napoleone Buonaparte. Allora Beethoven aveva la più alta stima per lui e lo paragonava ai più grandi consoli di Roma antica. Ma quando il compositore seppe che Buonaparte si era proclamato Imperatore si adirò ed esclamò: «Così egli non è più un comune mortale! Ora, egli calpesterà tutti i diritti umani, indulgerà solo sulla sua ambizione; ora egli si crederà superiore a tutti gli uomini, diventerà un tiranno!». Beethoven andò al tavolo, afferrò la parte superiore del frontespizio, la strappò a metà e la gettò sul pavimento. La pagina dovette essere ricopiata e fu solo ora che la sinfonia prese il titolo di Sinfonia eroica". Napoleone aveva rinnegato i principi rivoluzionari, pertanto, la delusione del compositore fu grande. "Il titolo originario – scrive Riccardo Viagrande nel libretto di sala - fu cambiato in Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grande uomo. Beethoven era già fortemente prostrato a causa della sordità, e dell'amore non corrisposto per la contessa Giulietta Guicciardi, sua allieva di pianoforte, che nel 1803 aveva sposato il conte Gallemberg. Proprio a questo periodo così drammatico risalgono la stesura delle prime battute dell'Eroica. Per dare una forma musicale alla tempesta emotiva che stava sconvolgendo la sua vita, il compositore, non soddisfatto dei tradizionali schemi della forma-sonata, realizzò una struttura musicale estremamente complessa, in cui ogni movimento risulta ampliato in modo considerevole, i temi sono sottoposti ad uno sviluppo e ad un'elaborazione fuori dal comune, che testimonia un profondo travaglio interiore, e, infine, gli stati d'animo vengono rappresentati con icastica efficacia narrativa". I giudizi dei critici e del pubblico furono contrastanti. Durata: 54'.

Stefan Milenkovich. Ha iniziato lo studio del violino all'età di tre anni con il padre, che è rimasto suo insegnante fino all'età di diciassette. Dimostra subito un raro talento che lo porta alla sua prima apparizione con l'orchestra, come solista, all'età di cinque anni. A sette conquista il suo primo premio alla Jaroslav Kozian International Violin Competition. L'anno successivo vede il suo primo concerto a Belgrado, cui fanno seguito concerti in tutto il mondo. All'età di dieci anni ha effettuato la sua prima incisione: i concerti di Mendelssohn e Kabalevsky per la Metropolitan Records. Ha festeggiato il suo millesimo concerto all'età di sedici anni a Monterrey in Messico. Artista serbo del Secolo si è esibito con alcune tra le più importanti orchestre europee, statunitensi e asiatiche e nei teatri La Fenice, Venezia, San Carlo e Petruzzelli.

Daniel Smith. Ha ottenuto rapidamente il plauso internazionale dopo aver vinto il primo premio, il Golden Baton e il premio Orchestra's Choice al Concorso internazionale di direzione d'orchestra Fitelberg dell'Unesco, oltre al secondo premio nel prestigioso Concorso internazionale di direzione d'orchestra Sir Georg Solti. Il suo terzo successo è stato il primo premio al Concorso internazionale per direttori d'opera Luigi Mancinelli insieme al premio Orchestra's Choice al Concorso internazionale di direzione d'orchestra Lutosławski. In seguito al grande successo del suo debutto come primo australiano a dirigere l'orchestra Mariinsky, e molte altre orchestre.

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Daniel Smith, direttore

daniel-smith-e1485732779760Il giovane direttore d'orchestra australiano Daniel Smith sta diventando rapidamente uno dei musicisti più entusiasmanti della scena musicale internazionale, riempiendo le sale da concerto di tutto il mondo.

Vincitore del primo premio, della Golden baton e dell'Orchestra's Choice alla Fitelberg International Conducting Competition (novembre 2012), ha anche vinto il secondo premio nella prestigiosa Sir Georg Solti International Conductors' Competition (settembre 2012), il primo premio al 5° Concorso Luigi Mancinelli per direttori d'opera (agosto 2012), e l'Orchestra's Choice Prize for Best Conductor nella Lutosławski International Conducting Competition in Polonia. L'impegno, l'energia e l'affiatamento, sia con i musicisti che con il pubblico, lo hanno visto acclamare come "una delle più grandi giovani promesse nella direzione d'orchestra" dalla Göteborgs Symfoniker in occasione del suo debutto nel 2010.

Nel 2011/2012 Daniel ha fatto il suo debutto con l'Orchestre Philharmonique de Nice, salendo sul podio per tre diversi programmi al Festival Antibes Génération Virtuoses e al celebre Concerto di Capodanno presso l'Acropoli, davanti a un pubblico di 2.500 persone: "dall'inizio del concerto fino alla fine [Daniel Smith] ha colpito tutti e si è impresso nelle menti di tutti ... un'esplosione di entusiasmo ed eccitazione tra il pubblico e l'orchestra per la sua performance inesauribile ed estremamente bella" (Nice Matin, 2012). Acclamazioni simili hanno seguito le prestazioni di Daniel con la Saskatoon Symphony Orchestra (Canada). La sua interpretazione di Ma Vlast di Smetana è stata descritta come: "libera ed entusiasmante ... l'esecuzione si è conclusa con applausi entusiastici e una prolungata standing ovation".

Dividendo il suo tempo fra Roma e Sydney, Daniel Smith ha inoltre diretto la Danish National Symphony Orchestra, Frankfurt hr-Sinfonieorchester, Göteborgs Symfoniker, l'Orchestra Nazionale della Romania e l'Orchestra di Sofia. Ha anche diretto nei festival europei, americani e australiani, tra cui il Mozarteum Festspiele, Järvi Summer Festival, Estate Musicale Chigiana, Aspen Music Festival e il Sydney Olympic Arts Festival.

Egualmente talentuoso nel teatro d'opera, ha recentemente lavorato come direttore assistente al Teatro dell'Opera di Roma su Il barbiere di Siviglia, Così fan tutte, Der Rosenkavalier, La fanciulla del West (con Giancarlo del Monaco), La traviata e Tosca (con Franco Zeffirelli) e Wozzeck. Daniel Smith ha anche diretto Cavalleria rusticana, La traviata, Così fan tutte, Gianni Schicchi e Suor Angelica presso i Festival dell'Accademia ed Estate Musicale Chigiana, Der Fliegende Holländer all'Opéra di Monte Carlo, e La Rondine al Teatro dell'Opera di Sydney.

I principali impegni futuri lo vedranno dirigere ancora la hr-Sinfonieorchester di Francoforte, la Saskatoon Symphony Orchestra, e fare il suo debutto con la London Philharmonic Orchestra, Warsaw Philharmonic, Indianapolis Symphony, Orchestra della Toscana e al Rossini Opera Festival di Pesaro (Il viaggio a Reims di Rossini).

Daniel Smith si è avvicinato alla musica con lo studio del flauto traverso dall'età di sei anni.

Ha studiato direzione d'orchestra con Jorma Panula, e successivamente con Neeme Järvi e Paavo Järvi in Estonia, Gianluigi Gelmetti presso la Sydney Symphony, Robert Spano e Hugh Wolff ad Aspen e Peter Gülke al Mozarteum di Salisburgo. Ha conseguito il Master of Music presso il Conservatorio di Musica di Sydney (Imre Pallo e Harry Spence Lyth) e ottenuto borse di studio dal Trinity College di Londra e l'American Academy of Conducting (Aspen).


Stefan Milenkovich, violino

milenkovich-foto-1Ha iniziato lo studio del violino all'età di tre anni con il padre, che è rimasto suo insegnante fino all'età di diciassette, dimostrando subito un raro talento che lo ha portato alla sua prima apparizione con l'orchestra, come solista, all'età di cinque anni. A sette conquista il suo primo premio alla Jaroslav Kozian International Violin Competition. L'anno successivo vede il suo primo concerto a Belgrado, cui fanno seguito concerti in tutto il mondo. All'età di dieci anni ha effettuato la sua prima incisione: i concerti di Mendelssohn e Kabalevsky per la Metropolitan Records. Ha festeggiato il suo millesimo concerto all'età di sedici anni a Monterrey in Messico.

Il violinista Stefan Milenkovich, "Artista serbo del Secolo", "Personaggio più umano e personalità di spicco dell'anno", gode di una vasta carriera in veste di solista e recital di livello internazionale, con una straordinaria longevità produttiva, professionalità e creatività.

La stagione 2017 - 2018 di Stefan Milenkovich comprende esibizioni con: Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi (Italia), Orchestra Filarmonica Marchigiana (Italia), Prague Symphony Orchestra (Repubblica Ceca), New Jersey Festival Orchestra (USA), Zagreb Philharmonic Orchestra (Croazia), Radio ucraina - Television Orchestra (Ucraina), e Sloveno Radio-Symphony Orchestra (Slovenia). Le esibizioni recenti includono la collaborazione con Utah Symphony Orchestra (USA), Grand Rapids Symphony Orchestra (USA), Oklahoma City Symphony Orchestra (USA), Slovenian Philharmonic Orchestra (Slovenia), oltre a regolari esibizioni in recital con il pianista Rohan De Silva.

Ritenuto uno dei grandi violinisti della sua generazione, Milenkovich è apparso in più occasioni in alcuni dei luoghi più famosi del mondo come Carnegie Hall, New York City (USA), Kennedy Center, Washington (USA), Cadogan Hall, Londra (Regno Unito ), Suntory Hall, Tokyo (Giappone), così come nei teatri italiani La Fenice, Venezia, San Carlo, Napoli e Petruzzelli, Bari. Le sue numerose apparizioni con orchestra comprendono l'Indianapolis Symphony Orchestra, la Berlin Symphony Orchestra, l'Orpheus Chamber Orchestra, l'Aspen Chamber Symphony, l'Helsinki Philharmonic, la NDR Radiophilharmonie Hannover Symphony Orchestra, l'Orchestra di Radio-France, l'Orchestra Bolshoi Theatre, l'Orchestra Nazionale del Belgio, la Mexico State Symphony, Orquestra Sinfonica de Estado de Sao Paolo, e le Melbourne e Queensland Symphonies, e ha suonato sotto la direzione di direttori come Sir Neville Marriner, Lorin Maazel, Vladimir Fedoseyev e Daniel Oren.

Milenkovich ha iniziato la sua carriera giovanissimo. Si è esibito per il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan ad un concerto di Natale a Washington, DC, all'età di 10 anni. L'anno seguente, ha suonato per Mikhail Gorbachev a Belgrado, in Serbia. All'età di 14 anni, ha suonato per Papa Giovanni Paolo II e all'età di 16 anni, Milenkovich ha tenuto il suo 1000° concerto a Monterrey, in Messico.

All'età di 17 anni, è stato il vincitore del Concorso Internazionale Young Young Concert (USA), nonché vincitore del Concorso Internazionale di Violino di Indianapolis (USA), della Queen Elisabeth Competition (Belgio), del Concorso di violino di Hannover (Germania), Concorso Tibor Varga (Svizzera), Concorso Rodolfo Lipizer (Italia), Concorso Paganini (Italia), Concorso Ludwig Spohr (Germania) e Concorso Yehudi Menuhin (Inghilterra). Milenkovich è anche il più giovane diplomato dell'Accademia di musica di Belgrado (Serbia) dove ha terminato gli studi di master a 19 anni e ha completato il programma di studi professionali presso la Juilliard School di New York, sotto la tutela della signora Dorothy DeLay.

Profondamente impegnato in cause umanitarie internazionali, nel 2002 Milenkovich ha ricevuto il premio "Lifting Up the World With Oneness Heart" per le sue attività umanitarie, consegnato personalmente dal guru Sri Chinmoy. Ha anche partecipato a numerosi concerti di gala sotto l'egida dell'UNESCO a Parigi con artisti come Placido Domingo, Lorin Maazel, Alexis Weissenberg e Sir Yehudi Menuhin, ed è stato attivo come Primo Ambasciatore durante le guerre balcaniche nei primi anni '90.

Come musicista di vasti interessi stilistici, Milenkovich si è esibito con il cinque volte Grammy Nominee gruppo rock "Gorillaz", in uno dei luoghi più famosi al mondo: l'Apollo Theater di Harlem, a New York. La performance acclamata dalla critica è stata presentata in diretta su MTV. Le recenti collaborazioni includono esibizioni con il nominato Grammy Award, Edin Karamazov, nonché una collaborazione musicale con il chitarrista Vlatko Stefanovski e il suo trio, in cui Milenkovich ha esplorato il regno dell'improvvisazione e del violino acustico-elettrico.

La discografia di Milenkovich comprende quattro versioni commerciali dell'etichetta italiana Dynamic, con le Sonate complete di J. S. Bach e Partite per violino solo, la musica completa per violino solo di Nicolo Paganini Dynamic (2003), 24 Capricci, N. Paganini Recital e N. Paganini In cuor più non mi sento. Ha anche pubblicato numerose registrazioni per l'etichetta jugoslava, PGP. Il recente CD di Milenkovich include un disco di First Recording con il Manchester Music Festival del Piano Trio e Piano Quintet di Vittorio Giannini.

Milenkovich si è dedicato anche all'insegnamento; ha insegnato in collaborazione con Itzhak Perlman alla Juilliard School di New York City(NY), e al Perlman Music Program, prima di accettare la sua attuale posizione come professore associato di violino presso l'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign.

Milenkovich suona un violino del 1783 costruttore Giovanni Battista Guadagnini.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Johannes Brahms

(Amburgo 1833 – Vienna 1897)

Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77

Allegro non troppo

Adagio

Allegro giocoso, ma non troppo vivace

Durata: 37'

Nell'estate del 1878 Brahms, di ritorno dall'Italia, si fermò nel villaggio di Pörtschach, in Carinzia, con l'intenzione di raggiungere presto Vienna, ma, attratto dalla bellezza e dalla serenità di quel luogo, vi restò più a lungo, come egli stesso ebbe modo di scrivere all'amico Billroth:

"Mi sono fermato in questo paese al ritorno dall'Italia, con l'intenzione di proseguire per Vienna. Ma il primo giorno è stato così bello che ho deciso di fermarmi anche il secondo; il secondo così bello che ho deciso di rimanere il terzo, e così via. Montagne bianche di neve, il lago azzurro, gli alberi ricoperti di un verde tenero, nessuno potrebbe darmi torto".

È in questa splendida cornice che egli meditò di scrivere una nuova composizione, come si evince dal fatto che egli chiese che da Vienna gli fosse spedita molta carta da musica e in un lettera al critico Hanslick scrisse:

"In questo villaggio vagano così tante melodie che si deve stare attenti a non calpestarle".

Nacque così il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77 che, composto in brevissimo tempo e completato nel mese di agosto, fu sottoposto da Brahms, mai soddisfatto, a ritocchi che lo impegnarono fino al mese di novembre. Pur essendo innamorato del violino, egli non aveva una perfetta competenza tecnica, e, per questo motivo, si rivolse al suo amico, il violinista Joachim, per alcune consulenze. Nonostante i consigli di Joachim, che eseguì il Concerto per la prima volta al Gewandhaus di Lipsia il 1° gennaio del 1879, questo lavoro non fu subito compreso dal pubblico e dagli stessi musicisti che lo giudicarono, in certi passi, ineseguibile, come si evince da questo commento di Bussi:

"Ai violini di allora, secondo i correnti canoni esecutivi, il concerto prospettò difficoltà inaudite, se non proprio insormontabili, non tanto per un mero sfoggio di acrobatismo virtuosistico [...] quanto per un certo perdurante impaccio di specie pianistica nel trattare il violino e insieme per le dure esigenze imposte alla mano sinistra dalle doppie corde o dagli ampi intervalli, che ne fecero, un tempo, un emblema di antiviolinismo, appunto perciò utile dal lato tecnicistico".

Emblematiche furono anche alcune stroncature che, tuttavia, mettono in evidenza il carattere innovativo del Concerto, non ancora del tutto comprensibile né al pubblico né alla critica dell'epoca. Il Concerto fu definito, infatti, ora una Sinfonia con violino obbligato, ora un Concerto contro il violino secondo quanto affermato da Bülow, ora un Concerto tra violino e orchestra, in cui alla fine vince l'orchestra.

Soltanto nel Novecento il Concerto fu rivalutato e considerato un capolavoro nel repertorio violinistico da paragonare ai Concerti di Beethoven, di Mendelssohn e di Čajkovskij.

Anche il Concerto per violino e orchestra, come i due per pianoforte, presenta un'impostazione sinfonica dalle proporzioni monumentali. Il primo movimento, Allegro non troppo, in forma-sonata, mostra sin dalle prime battute il suo carattere sinfonico con tre temi, dei quali il primo presenta toni di accentuato lirismo e di grande cantabilità; ad esso si contrappone l'entrata del violino solista che si impone per una scrittura idonea ad esaltare le caratteristiche tecniche dello strumento. La scrittura sinfonica del primo movimento raggiunge il suo punto culminante nello sviluppo dove i temi sono sottoposti ad un'elaborazione molto complessa.

Un'impostazione classica presenta il secondo movimento, Adagio, la cui struttura formale tripartita è riassumibile nello schema A-B-A. Suggestiva e poetica è la melodia d'apertura, di carattere pastorale, che, secondo Max Bruch, deriva da una vecchia canzone boema; affidata all'oboe questa melodia ha dato adito anche alla celebre quanto maligna battuta di Pablo de Sarasate che affermò:

"Non posso negare che si tratti di buona musica. Ma non potete certo pensare che io sia così privo di buon senso da salire sul palco, con il violino in mano, per ascoltare un oboe che nell'Adagio esegue l'unica melodia di tutto il Concerto!"

Un intenso lirismo informa la sezione centrale, mentre nella conclusione dai toni soffusi grazie al timbro dolce dei fiati, come affermato da Kraemer, sembra davvero di respirare l'aria tiepida del lago di Worth.

Di grande respiro sinfonico è il Finale con il solista, che introduce un tema di carattere tzigano eroico e rude al tempo stesso che, molto probabilmente, sarebbe stato apprezzato da Haydn, ma che fu ritenuto da Joachim quasi ineseguibile, in contrasto con l'orchestra. Vivace e marcato è anche il secondo tema, mentre il terzo è estremamente dolce e melodico. Tutto il movimento è un brillante Rondò nel quale il solista può mettere in evidenza le sue doti tecniche.

 

Ludwig van Beethoven

(Bonn 1770 – Vienna 1827)

Sinfonia n. 3 "Eroica" in mi bemolle maggiore op. 55

Allegro con brio

Marcia funebre (Adagio assai)

Scherzo (Allegro vivace)

Finale (Allegro molto)

Durata: 52'

"Nello scrivere questa sinfonia Beethoven stava pensando a Buonaparte, ma Buonaparte mentre era primo console. In quel tempo Beethoven aveva la più alta stima per lui e lo paragonava ai più grandi consoli di Roma antica. Non solo io, ma molti degli amici più intimi di Beethoven, videro questa sinfonia sul suo tavolo, meravigliosamente copiata in manoscritto, con la parola «Buonaparte» scritta nella parte superiore del frontespizio e «Ludwig van Beethoven» nell'estremità più bassa [...]. Io fui il primo a riferirgli le notizie che Buonaparte si era proclamato Imperatore dopo di che egli si adirò ed esclamò: «Così egli non è più un comune mortale! Ora, egli calpesterà tutti i diritti umani, indulgerà solo sulla sua ambizione; ora egli si crederà superiore a tutti gli uomini, diventerà un tiranno!». Beethoven andò al tavolo, afferrò la parte superiore del frontespizio, la strappò a metà e la gettò sul pavimento. La pagina dovette essere ricopiata e fu solo ora che la sinfonia prese il titolo di Sinfonia eroica".

Ferdinand Ries, allievo e biografo di Beethoven, descrive così la delusione del compositore nell'apprendere che Napoleone Bonaparte al quale inizialmente l'opera era stata dedicata, si era proclamato imperatore rinnegando di fatto i principi della Rivoluzione Francese e della ragione illuministica. Venuta meno ogni possibilità di una palingenesi politica e morale, nella quale l'avvento di Napoleone aveva fatto sperare, per Beethoven non ebbero più alcun senso né la dedica né il titolo originario Bonaparte, che fu modificato in Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grande uomo, come si legge nell'edizione a stampa sia delle parti, la cui pubblicazione risale al 1806, sia della partitura di tre anni posteriore. Alla delusione per la situazione politica, inoltre, si erano aggiunti altri drammi personali: la sordità, che nel 1802 si era aggravata al punto tale da indurlo a meditare il suicidio, e l'amore non corrisposto per la contessa Giulietta Guicciardi, sua allieva di pianoforte, che nel 1803 aveva sposato il conte Gallemberg. Proprio a questo periodo così drammatico risalgono la stesura delle prime battute dell'Eroica, composta tra il 1802 e il 1804, e il commovente Testamento spirituale di Heiligenstadt redatto tra il 6 e il 10 ottobre del 1802, dove appaiono alcuni propositi suicidi. Per dare una forma musicale alla tempesta emotiva che stava sconvolgendo la sua vita, il compositore, non soddisfatto dei tradizionali schemi della forma-sonata, realizzò una struttura musicale estremamente complessa, in cui ogni movimento risulta ampliato in modo considerevole, i temi sono sottoposti ad uno sviluppo e ad un'elaborazione fuori dal comune, che testimonia un profondo travaglio interiore, e, infine, gli stati d'animo vengono rappresentati con icastica efficacia narrativa. Questa struttura complessa non sfuggì ai primi commentatori che alla prima esecuzione pubblica della sinfonia, avvenuta il 7 aprile 1805 al teatro An der Wien sotto la direzione dello stesso Beethoven, rimasero disorientati esprimendo il loro disappunto per non essere riusciti a cogliere nell'opera l'unità dell'insieme. In una recensione, apparsa su un giornale viennese, si legge:

"Chi scrive è senz'altro uno degli ammiratori più sinceri di Beethoven, ma deve confessare di ritenere molte cose stridenti ed eccentriche tali da impedire di cogliere l'insieme, perdendo quasi totalmente il senso dell'unità".

A sua volta un corrispondente del giornale «Freymüthige» di Berlino scrisse:

"Alcuni amici di Beethoven sostengono che proprio questa sinfonia è il suo capolavoro [...]. Un'altra fazione nega invece che l'opera abbia qualsiasi valore artistico e sostiene di vederci solo l'indomito tentativo del compositore di essere originale, tentativo che però non è riuscito ad ottenere in nessuna delle sue parti né l'autentica bellezza né il sublime. Attraverso strane modulazioni e violente transizioni, combinando gli elementi più eterogenei – come quando, per esempio, un'ampia pastorale viene fatta a pezzi da contrabbassi, tre corni e così via –, si può ottenere senza troppi problemi una certa originalità non proprio desiderabile; ma il genio non afferma se stesso nell'insolito e nel fantasioso, bensì nel bello e nel sublime; e Beethoven stesso ha dimostrato questo assioma nei suoi lavori precedenti".

Anche il pubblico manifestò la sua contrarietà soprattutto per l'eccessiva lunghezza della sinfonia, al punto che, secondo un aneddoto alquanto verosimile, uno spettatore dalla galleria del teatro gridò: Pago un altro kreutzer se questa roba finisce.

Dallo studio dei numerosi abbozzi e appunti sembra che Beethoven abbia concepito la sinfonia dal Finale, in quanto l'idea tematica, sulla quale si basa la poderosa costruzione sinfonica, è costituita dallo scarno tema, quasi basso da passacaglia, già utilizzato nelle Variazioni op. 35 per pianoforte e nel balletto Le creature di Prometeo. Da questa idea tematica nasce, infatti, il primo tema del primo movimento, Allegro con brio, in cui alla riduzione della sezione introduttiva a due aforistici, quanto perentori accordi, si contrappone l'ampliamento della sezione di sviluppo, dove è introdotta una nuova idea tematica ampiamente elaborata nella lunga coda. In questo primo movimento l'elaborato sviluppo tematico sembra rappresentare perfettamente l'autoaffermazione dell'eroe che nella successiva Marcia funebre, equivalente laico della cattolica Messa da Requiem negli anni della Rivoluzione francese, sembra meditare serenamente sulla morte. Nella sezione centrale del movimento è introdotto un ampio fugato che conduce ad un punto culminante di straordinaria forza drammatica.

Nello Scherzo, il cui carattere perentorio e impetuoso sembra ridonare una certa vitalità all'eroe, si afferma una scrittura formata da note staccate leggerissime, che sarebbe diventata quasi canonica anche nelle altre sinfonie. Il tema del Trio, affidato ai corni, con i suoi richiami a quello fondamentale dell'intera sinfonia, contribuisce a conferire all'opera quella profonda unità interna che era sfuggita ai primi commentatori.

Il Finale è di difficile classificazione formale, dal momento che si presenta come una sintesi perfetta di varie forme musicali quali il Rondò, il tema e variazioni e la forma-sonata. Il tema, talmente scarno ed essenziale da avvicinarsi alla forma stringata dell'aforisma, si presenta arricchito dal punto di vista contrappuntistico ed è sottoposto ad un'elaborazione estremamente complessa che anticipa le opere successive del compositore di Bonn. Con questo Finale, che si conclude con una coda impetuosa e travolgente, l'eroe, quasi nuovo Prometeo, il semidio che nella mitologia classica salvò l'umanità, si afferma pienamente, dopo aver rivisto e definitivamente superato per un attimo alcuni fantasmi della Marcia funebre, in un tripudio di timbri e sonorità a cui partecipa l'intera orchestra.

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