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Ultimo Beethoven all’Orto Botanico. Dirige Salvatore Percacciolo

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L'Orchestra Sinfonica Siciliana protagonista nel giardino di via Lincoln in occasione dell'ultimo concertodel Progetto Beethoven sabato 29 settembre. In programma le sinfonie n.2 e n.6 di Ludwig van Beethoven. Dirige l'Orchestra, Salvatore Percacciolo.

Palermo, 27 settembre 2018 - Ultimo appuntamento del Progetto Beethoven all'Orto Botanico. Sabato 29 settembre, alle ore 18.30 l'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta da Salvatore Percacciolo. In programma la Sinfonia n.2 in re maggiore op.36 e la Sinfonia n.6 in fa maggiore op 68 (Pastorale).

Salvatore Percacciolo. Diplomato al Conservatorio "V. Bellini" di Palermo e in direzione d'orchestra a Firenze sotto la guida del Maestro Piero Bellugi. Dopo aver seguito delle master classes con il Maestro finlandese Jorma Panula, nel 2008 si diploma con merito alla "Scuola dell'Opera Italiana" di Bologna con Bruno Bartoletti, Donato Renzetti, Nicola Luisotti. Vincitore del premio "Carlo Maria Giulini" presso la Scuola di Musica di Fiesole, si trasferisce a Berlino dove è stato assistente musicale in diverse produzioni operistiche presso la Deutsche Oper, Staatsoper, nonché presso la Staatsoper di Muenchen.

Ha diretto numerosi concerti sinfonici con diverse orchestre e ensembles, spaziando dal barocco alla musica contemporanea e collaborando con solisti quali Alberto Bocini, Regina Chernychko, Luiz Felipe Coelho, Roberto Cominati, James Galway, Chisato Kusunoki, Calogero Palermo, Giovanni Sollima. Ha inaugurato la stagione concertistica estiva del Teatro Massimo Bellini di Catania 2018 dopo aver diretto con personale successo Don Giovanni di Mozart. Tra i recenti impegni La Cenerentola di Rossini al Teatro Greco di Lecce, Lucia di Lammermoor con la regia di Denis Krief al Teatro Lirico di Cagliari e in passato Tosca e Madama Butterfly al Festival Puccini di Torre del Lago, Bohème al Teatro dell'Opera di Tirana, Der Zauberflote alla Royal Opera Hause di Muscat in Oman. Salvatore Percacciolo aveva diretto L'Heure Espagnol di Ravel e la prima mondiale dell'opera Scalia/Ginsburg di Derrick Wang al Festival di Castleton 2015 in Virginia (USA) invitato dal Maestro Lorin Maazel come "Conductor Fellow". Il Maestro Maazel lo invitò anche a dirigere Don Giovanni di Mozart, sempre per il Festival da lui fondato e diretto.

Biglietto: 10 EURO AL BOTTEGHINO DEL POLITEAMA GARIBALDI E UN'ORA E MEZZA PRIMA DEL CONCERTO ALL'ORTO BOTANICO

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – Tel. 091 6072532/3.

www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Salvatore Percacciolo, direttore

salvatorepercaccioloHa inaugurato la stagione concertistica estiva del Teatro Massimo Bellini di Catania 2018 dopo aver diretto con personale successo Don Giovanni di Mozart. Tra i recenti impegni La Cenerentola di Rossini al Teatro Greco di Lecce, Lucia di Lammermoor con la regia di Denis Krief al Teatro Lirico di Cagliari e in passato Tosca e Madama Butterfly al Festival Puccini di Torre del Lago, Bohème al Teatro dell'Opera di Tirana, Der Zauberflote alla Royal Opera Hause di Muscat in Oman.

Salvatore Percacciolo aveva diretto L'Heure Espagnol di Ravel e la prima mondiale dell'opera Scalia/Ginsburg di Derrick Wang al Festival di Castleton 2015 in Virginia (USA) invitato dal Maestro Lorin Maazel come "Conductor Fellow". Il Maestro Maazel lo invitò anche a dirigere Don Giovanni di Mozart, sempre per il Festival da lui fondato e diretto.

Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio "A. Corelli" di Messina, ha studiato composizione presso il Conservatorio "V. Bellini" di Palermo e direzione d'orchestra a Firenze sotto la guida del Maestro Piero Bellugi. Dopo aver seguito delle master classes con il Maestro finlandese Jorma Panula, nel 2008 si diploma con merito alla "Scuola dell'Opera Italiana" di Bologna con Bruno Bartoletti, Donato Renzetti, Nicola Luisotti. Vincitore del premio "Carlo Maria Giulini" presso la Scuola di Musica di Fiesole, si trasferisce a Berlino dove è stato assistente musicale in diverse produzioni operistiche presso la Deutsche Oper, Staatsoper, nonché presso la Staatsoper di Muenchen.

Ha diretto numerosi concerti sinfonici con diverse orchestre e ensembles, spaziando dal barocco alla musica contemporanea e collaborando con solisti quali Alberto Bocini, Regina Chernychko, Luiz Felipe Coelho, Roberto Cominati, James Galway, Chisato Kusunoki, Calogero Palermo, Giovanni Sollima.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Ludwig van Beethoven

(Bonn 1770 – Vienna 1827)

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36

Adagio molto, Allegro con brio

Largo

Scherzo (Allegro)

Allegro molto

Durata: 30'

Composta tra il 1800 e il 1802, la Seconda sinfonia riflette due stati d'animo contrastanti con la gioia che si tramuta in dolore in concomitanza con i drammatici fatti che negli stessi anni travagliarono la vita di Beethoven. I primi abbozzi risalgono, infatti, al 1800, anno in cui Beethoven conobbe la contessa Giulietta Guicciardi, una bellissima sedicenne della quale s'innamorò perdutamente. Il compositore visse l'amore per questa fanciulla, sua allieva di pianoforte, come un breve sogno, di cui è rimasta una splendida ed immortale traccia nella Sonata al chiaro di luna, ma che s'infranse nel 1803 quando la donna sposò il Conte Gallemberg. Nello stesso tempo cominciò a profilarsi il dramma della sordità, i cui primi sintomi si erano già manifestati nel 1795, ma che nel 1801 aveva costretto Beethoven a ridurre drasticamente i suoi concerti pubblici come pianista. Dello stato d'animo di profonda frustrazione, nella quale versava Beethoven, è eloquente testimonianza una lettera all'amico Wegeler del 29 giugno 1801, nella quale si legge:

"Un démone invidioso, la mia cattiva salute, mi ha messo un bastone fra le ruote; e questo significa, in sostanza, che il mio udito da tre anni a questa parte è diventato sempre più debole. Sembra che la causa prima di questo malanno sia nelle condizioni del mio addome, che, tu lo sai, era già malridotto prima che partissi da Bonn [...]. Frank [direttore dell'ospedale di Vienna] ha cercato di ridar tono al mio organismo con medicine ricostituenti e al mio udito con olio di mandorle, ma quanto bene mi ha fatto! La cura non è servita a nulla [...]. Devo confessare che la mia vita trascorre miseramente. Da quasi due anni ho smesso di prender parte ad ogni vita sociale, proprio perché mi è impossibile dire alla gente: sono sordo".

Quando sul finire del 1801, dopo l'illusione di un piccolo miglioramento, la sordità si aggravò, i medici consigliarono il musicista di trascorrere un periodo di villeggiatura ad Heilingestadt, un sobborgo campestre vicino Vienna ritenuto particolarmente salubre. Anche questo tentativo si rivelò inutile e il compositore, in preda ad una profonda disperazione, meditò il suicidio, scrivendo nel frattempo il toccante Testamento spirituale. Ad Heilingestadt Beethoven completò la Seconda sinfonia che fu eseguita a Vienna al Teatro An Der Wien il 5 aprile 1803 sotto la direzione dell'autore.

Il primo movimento si apre, secondo lo schema haydniano, con un Adagio molto introduttivo che conduce all'Allegro con brio, dove si afferma un linguaggio più maturo, che, pur guardando ancora ai modelli mozartiani e soprattutto alle ultime sinfonie del Salisburghese, si caratterizza per una certa ampiezza del materiale tematico e per una struttura dialettica che sarebbe stata approfondita nei capolavori successivi.

Dopo la tensione dialettica di certi passi del primo movimento, il secondo, Larghetto, anch'esso di ampie proporzioni, si staglia come un'oasi di amabile soavità.

Il terzo movimento, formalmente uno Scherzo, innovativo perché utilizzato in sostituzione del tradizionale Minuetto, è dotato di una straordinaria energia ritmica che si placa soltanto nei toni pastorali del Trio.

Il Finale è un brillante rondò-sonata in cui un tono umoristico si mescola a prefigurazioni del tema dell'inno alla gioia che sembrano nascere dalla profondità dell'animo di Beethoven e sono ben espresse grazie al registro grave dei violoncelli che contagia tutti gli altri archi.

 

Sinfonia n. 6 "Pastorale" in fa maggiore op. 68

Allegro ma non troppo

Andante molto mosso

Allegro

Allegro

Allegretto

Durata: 40'

La Sesta sinfonia di Beethoven, meglio conosciuta come Sinfonia "Pastorale", fu concepita probabilmente nel 1802, anno in cui era stato eseguito, per la prima volta, l'oratorio di Haydn, Le Stagioni, nel quale erano descritti paesaggi naturali e la vita campestre. Beethoven, amante della natura, non si lasciò sfuggire l'occasione di comporre un lavoro a sfondo pastorale, ma alla forma dell'Oratorio preferì quella sinfonica per non subire imposizioni da un testo letterario. In questa sinfonia, tuttavia, Beethoven non si limitò a una semplice descrizione della natura, ma si propose lo scopo, come egli stesso scrisse, di far sì che essa, grazie alla magia degli strumenti musicali, manifestasse solo sentimenti. Egli stesso annotò, inoltre, che l'ascoltatore doveva essere capace di scoprire da sé le varie situazioni e formarsi un ideale di vita campestre senza bisogno di ricorrere a titoli per risalire con l'immaginazione alle intenzioni del compositore. La sinfonia, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumovsky, fu iniziata nell'estate del 1807 e, terminata nel maggio del 1808, fu eseguita per la prima volta, sotto la sua direzione, insieme alla Quinta e ad altri lavori in un lunghissimo concerto tenuto a Vienna, al Theater an der Wien, il 22 dicembre 1808. L'accoglienza del pubblico fu piuttosto fredda anche per la lunga durata dell'Accademia che comprendeva oltre alle due sinfonie, una Scena e aria, cantata da Mademoiselle Killishky, un Gloria, il Concerto n. 4 op. 58 per pianoforte e orchestra, un Sanctus con solista e coro e la Fantasia op. 80 per coro, pianoforte e orchestra. A tale proposito è significativo quanto scrisse il compositore Johann Friedrich Reichardt che, ospite del principe Lobkowitz, assistette al concerto:

"Vi siamo stati a sedere dalle sei e mezza fino alle dieci e mezza in un freddo polare, e abbiamo imparato che ci si può stufare anche delle cose belle. Il povero Beethoven, che da questo concerto poteva ricavare il primo e unico guadagno di tutta l'annata, aveva avuto difficoltà e contrasti nell'organizzarlo. [...] Cantanti e orchestra erano formati da parti molto eterogenee. Non era stato nemmeno possibile ottenere una prova generale di tutti i pezzi, pieni di passi difficilissimi. Ti stupirai di tutto quel che questo fecondissimo genio e instancabile lavoratore ha fatto durante queste quattro ore. Prima una Sinfonia Pastorale o ricordi della vita campestre pieni di vivacissime pitture e di immagini. Questa Sinfonia Pastorale dura assai di più di quanto non duri da noi a Berlino un intero concerto di corte. [...] Poi, come sesto pezzo, una lunga scena italiana [...] Settimo pezzo: un Gloria, la cui esecuzione è stata purtroppo completamente mancata. Ottavo brano: un nuovo concerto per pianoforte e orchestra di straordinaria difficoltà [...]. Nono pezzo: una Sinfonia [la Sinfonia n. 5 op. 67]. Decimo pezzo: un Sanctus [...]. Ma al concerto mancava ancora il "gran finale": la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra. Stanchi e assiderati, gli esecutori si smarrirono del tutto".

Lo stesso Beethoven evidenziò le difficoltà incontrate per l'esecuzione del suo concerto, ma scrisse anche che il pubblico lo aveva gradito; leggiamo, infatti, in una lettera del 7 gennaio 1809:

"Ci sarà forse qualche articolo offensivo nella Musikalische Zeitung (Gazzetta musicale) a proposito del mio ultimo concerto. Io non pretendo che si sopprima tutto quello che si dice e fa contro di me, ma occorre sapere che qui nessuno ha più nemici di me; e lo si capisce tanto meglio quando si vede quanto vada peggiorando lo stato della musica. Abbiamo direttori che ne capiscono di direzione tanto quanto ne capiscono di educazione – e al Theater an der Wien c'è veramente di peggio – è lì che ho dovuto dare il mio concerto e mi hanno piazzato ostacoli da tutte le parti. Mi hanno giocato un orribile scherzo, per puro odio nei miei confronti, perché il signor Salieri ha minacciato di espulsione tutti i musicisti della sua compagnia che avessero suonato per me; eppure, malgrado alcuni gravi errori che non potevo prevenire, il pubblico ha accolto tutto con il più grande entusiasmo. Ciò nonostante, gli scribacchini non mancheranno di scrivere robaccia contro di me nella Musikalische Zeitung. Gli orchestrali erano particolarmente furiosi perché soltanto per incuria sono stati commessi errori proprio nel pezzo più semplice e facile. D'un tratto io ho ordinato loro di fermarsi e ho gridato: "ricominciamo". Una cosa del genere lì non era mai accaduta prima. Il pubblico ha testimoniato tutto il suo compiacimento".

La Sinfonia "Pastorale", innovativa rispetto al periodo in cui fu composta, è costituita, a livello macroformale, da cinque movimenti piuttosto che dai quattro tipici dell'era classica e a ciascuno di essi è stato attribuito da Beethoven un titolo programmatico. Nell'ordine i titoli sono: Risveglio di piacevoli sentimenti all'arrivo in campagna; Scena al ruscello; Allegra riunione di gente di campagna; Tempesta; Canzoni di pastori e sentimenti piacevoli e di ringraziamento dopo la tempesta. La natura sembra, quindi, protagonista dell'opera, ma solo nel modo in cui può essere vista e sentita dall'uomo e, come tale, per la sua capacità di suscitare sentimenti benevoli e sereni.

Il primo movimento, Allegro ma non troppo, si presenta calmo e piacevole nella descrizione dei sentimenti provati all'arrivo in campagna. Esso, in forma-sonata, è costituito da sette distinti motivi sviluppati in modo estensivo che conferiscono, con la loro ripetizione, una microscopica tessitura come non ha mancato di notare Yvonne Frindle, forse eccessivamente suggestionata dal titolo programmatico, scrivendo:

"La ripetizione infinita del modello in natura è resa attraverso cellule ritmiche, la sua immensità attraverso pure armonie sostenute".

Il secondo movimento, Andante molto mosso, anch'esso in forma-sonata e in chiave di si bemolle, si distingue per la serenità arcadica che sembra liberare l'uomo da tutti i problemi quotidiani. Esso inizia con un motivo che, affidato agli archi, rende chiaramente lo scorrere dell'acqua, imitato da due violoncelli alle cui note, suonate in sordina, rispondono il resto dei violoncelli e i contrabbassi con note in pizzicato. Verso la fine tre legni imitano i richiami degli uccelli; lo stesso Beethoven nella partitura affidò la rappresentazione del canto degli uccelli a tre strumenti e precisamente l'usignolo al flauto, la quaglia all'oboe e il cucù al clarinetto.

Il terzo movimento in fa maggiore, in cui sono descritti i divertimenti di un allegro gruppo di contadini, si presenta nella forma di uno scherzo alterato; vi sono, infatti, due trii in tempo binario interrotti alla loro apparizione da un passaggio esuberante in tempo 2/4. Nel Finale ritorna lo scherzo che riporta la calma con un tempo più lento dopo la sfrenata danza dei contadini i quali si accorgono che cominciano a cadere gocce di pioggia.

Il quarto movimento, Allegro, in fa maggiore, dipinge con accurato realismo un temporale i cui elementi sono descritti con scale cromatiche che evidenziano il passaggio dalle poche gocce di pioggia alla violenta tempesta con tuoni, fulmini e forti venti per arrivare, nel finale, ad una transizione di grande fascino che sembra esprimere la cessazione della tempesta e l'apparizione dell'arcobaleno. Non avendo una cadenza finale, molti critici hanno considerato questo movimento come un'introduzione al quinto, Allegretto, in fa maggiore e in forma di rondò-sonata. Qui il descrittivismo lascia il posto a sentimenti di serenità e quasi ad una preghiera di ringraziamento a Dio, rappresentata da un tema di otto misure che, come nella maggior parte dei finali delle sinfonie, viene enfatizzato. L'opera si conclude con una coda che, secondo Antony Hopkins, presenta la musica più bella della sinfonia. Particolarmente suggestiva è, infatti, in questa parte conclusiva, la ripresa del tema in pianissimo e sottovoce, enfatizzata rallentando leggermente il tempo.

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